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29 settembre 2008

TECNICHE NARRATIVE DI VELOCITA' E FALSITA' DI ALCUNI LUOGHI COMUNI con particolare riguardo al racconto d'azione e d'avventura

1.

La velocità narrativa è un aspetto del tempo narrativo.

La sua oculata gestione permette di creare effetti di ritmo appropriati e calcolati, funzionali al risultato estetico che ci si è proposti o richiesto dal tipo stesso di testo.

Un racconto che appartenga alla presente categoria necessita, normalmente e tendenzialmente, di una velocità di azione mediamente elevata.

In questa sede ometto le pur interessantissime questioni (che riguardano anche la psicologia della fruizione estetica) inerenti il perché sia o debba essere così (in parte comunque facilmente intuibili), per concentrarmi direttamente sul come della questione. Mi chiederò cioè: come fare per ottenere un'elevata velocità media nello sviluppo dell'azione narrativa?

Gli studi di narratologia sono ormai concordi nel classificare le diverse velocità secondo una scala che va da un grado zero a un grado massimo. Seguendo tale ordine si segnalano: 1) pausa; 2) analisi o rallentamento; 3) scena; 4) sommario; 5) ellissi.

Mi sembra ovvio a questo punto dedurre, sulla base di quanto detto sopra e anche a priori di una qualsiasi lettura, che in una narrazione d'avventura o d'azione siano le tecniche di cui ai precedenti punti 3), 4) e 5) a dover prevalere. A posteriori si potrà constatare come questa deduzione sia rispondente alla realtà e alle esigenze di scrittura di questo tipo di testi.

Il sommario è una tecnica che può rendere l'idea di una enorme velocità. Così l'ellissi. Tuttavia quest’ultima produce una velocità tendenzialmente “presunta”, in quanto molte azioni vengono omesse, mentre il sommario dà l'impressione di una velocità “sentita in tutte le azioni”, le quali sono in questa modalità tutte presenti, pur essendovi disegnate in rapide pennellate.

Anche se produce un rallentamento rispetto al sommario e all'ellissi, non può inoltre mai mancare la scena. Solo essa permette infatti al lettore di entrare maggiormente nei dettagli e, dall'altra parte e specularmente, alla storia e/o al narratore di palesare particolari accattivanti. Questo produce un “effetto di vicinanza”, di “riduzione della estraneità” e di “aggancio” rispetto agli eventi in corso e alle loro scaturigini e conseguenze, con l'ulteriore risultato di creare un “effetto di attesa” e di generare “presunzioni” e preferenze narrative nel corso della lettura.


2.

Tuttavia all'interno di una scena potrebbe riproporsi l'esigenza di un'estrema velocità, simile a quella del sommario pur se riguardante, necessariamente, eventi più minuti e particolari rispetto ad esso. Ma la strategia specificamente “narrativa” è già stata posta in essere ed è, appunto, la tecnica della scena. E allora? Cos'altro si può fare?

Bisognerà per forza scendere più nel dettaglio. E a questo punto le analisi e le considerazioni che si potranno proporre non saranno più di carattere narrativo-narratologico, ma si muoveranno all'interno di un dominio condiviso tra linguistica, grammatica e stilistica.

[Mi permetto una breve divagazione teorico-generale. Le considerazioni di tecnica narrativa riguardano tendenzialmente l'intelligenza delle macro-entità testuali. Per scendere a livello di micro-entità, l'analisi narrativa e, dietro, le conquiste della narratologia, si dimostrano insufficienti, richiedendosi una più minuta analisi dello stile a livello linguistico-grammaticale e quindi stilistico.]

Detto questo, la risposta alla domanda precedente va ricercata all'interno delle micro-strutture testuali di carattere linguistico-grammaticale, le quali vanno a formare, insieme ad altri elementi, lo stile di quella specifica parte del testo.

Le micro-strutture funzionali al nostro discorso sono principalmente i “verbi di azione”. Per mezzo di ciascuno di essi lo sviluppo diegetico subisce un'evoluzione. All'interno di una scena i verbi di azione apparterranno tutti allo stesso contesto spazio-temporale, pur significando attività diverse e distinte tra loro.

L'effetto di velocità si raggiunge accumulando più verbi di azione diversi in un'unica porzione testuale relativamente breve.

Si ottiene inoltre un effetto di velocità maggiore riducendo ulteriormente lo spazio testuale, in senso “topografico”-tipografico, che intercorre tra i verbi di azione stessi. Come dire (sconvolgendo a livello narrativo le leggi naturali della fisica): la velocità è inversamente proporzionale alla distanza.

Ciò significa -non c'è spazio logico per sostenere una cosa diversa- che le frasi dovranno essere corte, asciutte, secche.

Tuttavia la questione delle “frasi corte” tout court, senza ulteriore specificazione o spiegazione, come modo per ottenere un'elevata velocità narrativa è stata a mio avviso travisata o resa in modo impreciso. La velocità non è elevata perché le frasi sono corte, ma le frasi sono corte perché la velocità è elevata (grazie alla presenza ravvicinata di molti verbi di azione diversi). L'errore comune è quello di scambiare la causa con la conseguenza (errore-orrore direi macroscopico) e di non essere sufficientemente esaurienti, precisi e minuziosi. Scrivere frasi corte non comporta necessariamente e astrattamente (anche se può comportarlo contingentemente e concretamente) elevata velocità narrativa. L'unico effetto 'necessario' è un andamento sussultorio, saltellante, agitato. Inoltre tale effetto risulta tendenzialmente più afferente alla voce (o narratore) -forse anche esterna all'azione in itinere- che allo svolgimento interno dell'azione stessa. Come dire: un narratore agitato che descrive in maniera sussultoria un'azione lenta. Modalità che fornisce informazioni più sul narratore che sull'azione e sulla sua velocità.

L'unico elemento che comporta una velocità narrativa spinta all'interno di una scena è dunque la densità di verbi di azione diversi nella medesima unità di testo e la connessa riduzione degli interstizi testuali allotrii presenti tra essi.


3.

Ovviamente le considerazioni che precedono si attagliano a qualsiasi tipo di narrazione, venendo a determinarne l'imprescindibile e necessario aspetto di ritmo.

In un racconto di azione o di avventura assumono tuttavia un rilievo ancora maggiore e maggiormente pertinente, stante in questo tipo di testi la necessità congenita di giocare con destrezza sui ritmi e su espedienti-illusioni di velocità o velocizzazione.




permalink | inviato da marcobevilacqua il 29/9/2008 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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